Libro/i in lettura – 17 dicembre 2019

Estate 1946. Un giovane uomo solca per diporto le acque del Lago Maggiore; conosce così l'enigmatico dottor Orimbelli, che lo invita a casa sua, dove vive con la moglie molto più anziana e la bella cognata Matilde, vedova. Il giovane – attratto e nello stesso tempo respinto dal mistero che si respira nelle stanze della villa – finisce con l'accettare l'ospitalità di Orimbelli. Un tragico avvenimento viene però a turbare il clima tranquillo dell'estate, e quello che fino a quel momento è stato un fine ritratto della vita di provincia assume all'improvviso i contorni del giallo, tingendo di colori insospettati un romanzo sapido e intenso, indimenticabile capolavoro della narrativa del Novecento.    

 

 

 

 

 

 

 

“Nicola e Lupo non erano fratelli e basta, non erano sangue e basta, erano più della guerra, erano più dell’anarchia, erano stati covati dal mondo per esistere insieme, dovevano esserci per forza nello stesso momento. Lupo e Nicola nascono alle soglie del secolo nuovo, il Novecento, ultimi della progenie di Luigi Ceresa, fornaio nel borgo marchigiano di Serra de’ Conti. La vita dei Ceresa è durissima, come quella di tutti gli abitanti di Serra, miserabili mezzadri che vedono morire i figli uno dopo l’altro. Lupo, vigoroso e ribelle, e il fragile Nicola sopravvivono, forse in virtù della forza che li unisce pur nella loro diversità. Zari nasce in Sudan, ma viene rapita ancora bambina e convertita: pochi sanno che questa è l’origine della Moretta, la badessa del convento di clausura di Serra, che con la sua musica straordinaria e la sua forza d’animo è punto di riferimento per tutta la comunità. Ma il vento della storia soffia forte: le idee socialiste e quelle anarchiche, capaci di aprire gli occhi a quei ragazzi cresciuti nella fame, la Settimana Rossa del ’14, la Grande Guerra, l’epidemia di Spagnola. Per Lupo, Nicola e la Moretta non sarà semplice resistere e scoprire il segreto che ha tenuto legate le loro esistenze.

One Response to “Libro/i in lettura – 17 dicembre 2019”

  • admin scrive:

    UN GIORNO VERRÀ

    di
    Giulia Caminito

    Azzeccatissimo titolo per questo romanzo che parla di fede, speranza e anarchia con una passione civile così vigorosa da risultare tanto inattesa quanto rara ai nostri giorni.
    L'autrice, poco più che trentenne, conferma la sua scelta universitaria (è laureata in filosofia politica) affrontando, attraverso le sfortunate vicende di una famiglia di Serra de' Conti, luogo d'origine dei suoi antenati, l'eterno tema della lotta per la libertà e la giustizia.
    Lo fa ispirandosi al mondo degli anarchici, come lo era stato il bisnonno Giuseppe costretto alla fuga in Germania e mai più tornato, ma di cui non si parla nel romanzo in questione; e lo fa anche, in apparente opposizione, raccontandoci la vita in un monastero di clausura, quello che ebbe come abadessa la mitica figura di una suora di colore.
    La Moretta, come veniva chiamata, era stata oggetto da bambina di rapimento e vendita da parte di negrieri negli oscuri anni del colonialismo italiano in Africa ma si era egregiamente riscattata da quella umiliante condizione attraverso la musica e  l'esercizio irreprensibile della propria devozione religiosa.
    Zeinab Alif, divenuta dunque Suor Maria Giuseppina Benvenuti, seppe non solo confortare con opere di carità e parole di speranza la popolazione di Serra de' Conti ai tempi della grande guerra e dell'epidemia di colera, ma anche tener testa al Vescovo che voleva trasferire altrove quelle monachelle così laboriose e vendere il monastero, cosa che non avvenne perché i serrani presero a sassate gli uomini ed i carri venuti a prelevarle. Oggi, di quell'epoca conclusa, oltre che la chiesa barocca e gli ambienti, resta preziosa testimonianza nell'interessantissimo  Museo annesso, ricco di arredi, attrezzature, manufatti e quant'altro fu parte della vita monastica quotidiana per almeno tre secoli. Uno spaccato storico antropologico degno di ammirazione anche da parte di chi non professa alcuna fede religiosa.
    Vari e numerosi sono i personaggi, le situazioni ed i fatti narrati nel romanzo, ora descritti in modo ampio ed approfondito, come le figure di Lupo, Nicola, Suor Nella e la Moretta assieme alle loro vite di stenti e di miserie, ora invece gli eventi sono tratteggiati a pennellate veloci e sommarie, come quelle che si riferiscono al sottofondo storico generale, pur sufficientemente documentato.  
    Il linguaggio si tinge di sfumature diverse, arricchendosi a tratti di metafore e figure retoriche nel definire caratteristiche fisiche o psicologiche dei personaggi principali o caricare di pathos i momenti più drammatici, o al contrario diventando  semplice e discorsivo quando la materia è meno impattante sul piano emotivo.
    Anche il modo di procedere è alterno, cronologico ma non in modo pedissequo, fatto di giustapposizioni, anticipazioni e rimandi che rendono il tessuto narrativo compatto e coerente pur nella sua eterogeneità.
    Impossibile poi non essere catturati dal turbinoso vortice degli accadimenti e dalle opposte ondate di emozioni e sentimenti che le accompagnano: la forza rabbiosa e rivoluzionaria di Lupo, le devastanti paure del fragile Nicola, la vitale ed incosciente baldanza adolescenziale di Nella, il rigore e la coerenza di un potere claustrale che si ammanta di santità e misticismo.
    Tutto questo è immerso e avviluppato in un substrato di grande sofferenza, quello degli ultimi di sempre, sui quali si abbatte la volontà dei potenti, tra disgrazie, sfortune personali e tempi storici nefasti, in cui è la morte, nelle sue molteplici forme, a farla da padrona.
    A mano a mano che ci si addentra nella disperazione si comprendono  i tentativi di venirne fuori anche nei modi più estremi, dai moti rivoluzionari contro la mezzadria alle rivolte popolari, come la settimana rossa di Ancona, o alle inutili bombe di anarchici solitari contrapposti ai più ragionati movimenti contro la guerra ed il colonialismo, propri dell'anarchismo pacifista.
    Ma, per assurdo, anche la stessa vita monastica, così umile rispetto a quella delle alte cariche ecclesiastiche, è di per sé rivoluzionaria quando incarna una fede liberamente scelta. In entrambi i casi si tratta infatti di credere in qualcosa, in un' ipotetica salvezza che, nel primo caso viene dall'uomo, nel secondo da Dio. Un Dio però troppo spesso tradito dai suoi stessi rappresentanti, come si scoprirà procedendo nella lettura, quando anche l'ultimo mistero sarà svelato.
    Se c'è una cosa dunque che  in mezzo a tanta desolazione resisterà nonostante tutto è proprio la speranza.
    Non è forse vero che Nicola, pur così fragile ed insicuro, torna dalla guerra del Piave e sopravvive alla spagnola? E non è forse vero che Lupo, così rabbioso e solitario, trova il conforto dei sentimenti nella solidarietà dei compagni, nella comprensione della sua amica rivoluzionaria ed infine la salvezza in America? E non è altrettanto vero che sarà l'amore dei serrani per la Badessa a salvare il monastero e le sue monachelle?
    Bisogna crederci dunque che quel giorno verrà, crederci e lottare con tutte le proprie forze perché accada anche ciò che pare impossibile.
    Che ne sarebbe infatti degli uomini se non resistessero al male e rinunciassero a sperare?
    Questa mi pare essere sostanzialmente la sollecitazione della nostra autrice. O per meriti nostri o perché i tempi mutano ed anche il male non può durare in eterno, prima o poi nella vita di ognuno accade qualcosa che risana e determina un nuovo equilibrio da cui ricominciare. Cosa che, ovviamente, non c'è essere umano che non se lo auguri.


    Per eventuali letture si vedano i seguenti passi:
    – pag.  5/ 7 (famiglia Ceresa, metafore…)
    – pag.  12/13 Lupo
    – pag.  15/16 Nicola/Luigi
    – pag.  103 e seg. Lupo e la protesta anarchica
    – pag   131 il vescovo caccia le monache/la badessa si difende
    – pag.  139/140

     

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