Auguri + incontro 24 gennaio 2012

 

Conoscere una donna è titolo paradossale, contraddetto dall’intero romanzo che ne racconta l’impossibilità.

Amos Oz sceglie una storia che è viaggio a ritroso privo di approdo, in cui la narrazione sembra procedere senza meta alcuna, in un rimuginare solitario che non svela e non spiega, contorcendosi in un groviglio di flashback cui il protagonista ritorna ciclicamente con l’ossessione di chi ricorda per capire.

Conoscere una donnaLa morte di Ivria spalanca un baratro sotto i piedi di Yoel che scopre un’estranea nella donna che aveva sposato, perché viversi accanto non significa conoscersi. Ed è constatazione amara che punisce e disorienta e mortifica arrivando sarcasticamente a ridicolizzare quella flemma, quella lucidità e quell’acutezza dello sguardo, ferri del mestiere di chi per anni era stato “un agente segreto. Una spia. Un assassino autorizzato dalla Bibbia”.

La memoria diventa terreno d’indagine, mentre la quotidianità si svuota di senso, risolvendosi nella ripetitività di gesti pigri e lenti a punteggiare uno stanco sopravviversi. Le tisane mute al tavolo della cucina con la figlia immersa nel suo immancabile libro, le uscite in barca con Arik, i piccoli lavori di irrigazione e potatura nel giardino di casa, le commedie in cassetta viste dai vicini, le notti con Annmary, sono solo ingranaggi di una routine che scandisce il vuoto amplificando lo smarrimento. Yoel ripensa ad Ivria, alle sue abitudini, alle sue frasi, alle liti, alle accuse che lo volevano responsabile del male di Neta, al loro amore a fasi alterne come la luna: crescente di passione quando, estranei, la prima volta si erano amati fino a farsi male, calante a seguito di silenzi e ombre e assenze.

Ripensa al suo “ti capisco” rimasto sterile di confronto e finisce col chiedersi che cosa avesse voluto dire. Che cosa avesse capito. “Quanto si assomigliassero, e quanto fossero diversi i segreti della gente”. Tuttavia Ivria resta per lui un mistero e benchè “la domanda su cosa sapessero veramente le persone l’una dell’altra, e in particolare le persone vicine, fosse stata sempre importante per lui, è adesso che diventa urgente”.

Gli anni di appostamenti e di interrogatori si rivelano inutili a capire l’essenza della donna che ha scelto come sposa ed è il vuoto generato dalla scomparsa a porre l’accento sulla distanza incolmabile verso colei che avrebbe invece dovuto essergli più prossima di chiunque altro. Amos Oz sembra schernirlo col suo curriculum da spia, quasi a sottolineare che conoscere intimamente sia missione più ardua che operare in qualità agente dei servizi segreti israeliani in lungo e in largo per cinque continenti, tra nomi in codice, trattative riservate e attentati da sventare. Ancora una volta, quindi, l’autore ci consegna personaggi fragili, spigolosi, deboli.

Resi perfettamente nella loro complessità di esseri umani in bilico tra giusto e sbagliato, passato e presente, consapevolezza e assoluta ignoranza, aspirazioni e cruda realtà. Ancora una volta il fascino delle sue donne passa per l’ambiguità, il segreto, l’inaccesibilità dei loro sentimenti. E il romanzo è lente d’ingrandimento sulle contraddizioni volontarie e non del vivere stesso. Senza un ritmo cadenzato che scandisca la narrazione, senza una vera e propria trama nell’accezione classica del termine.

Le pagine si perdono nel gorgo dell’autoanalisi di Yoel e non c’è punto d’arrivo. Rispecchiano la frammentarietà dei suoi ricordi e il disorientamento di una ricerca che non consegna verità. Perché “il cuore – dice Geremia nel versetto 17,9 – è ingannevole più di ogni altra cosa e inutilmente maligno; chi lo conoscerà?”

Angela Migliore, gennaio 2009

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Amos Oz

Amos Oz

è nato a Gerusalemme nel 1939. A quindici anni, è andato a vivere in un kibbutz. Ha studiato filosofia e letteratura all’Università Ebraica di Gerusalemme ed è stato visiting fellow all’Università di Oxford, author-in-residence all’Università Ebraica e writer-in-residence al Colorado College. È stato nominato Officer of Arts and Letters of France. Autore di narrativa per bambini e adulti, saggista, è stato tradotto in molte lingue e si è conquistato una fama internazionale. Ha ricevuto il premio francese Prix Femina, il Frankfurt Peace Prize nel 1992 e i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004.

Amos Oz, “Conoscere una donna”, Feltrinelli, Milano, 2007 (ottava edizione). Traduzione dall’ebraico di Alessandro Guetta. Titolo dell’opera originale: “To know a woman”, 1989. Pp. 253 (La prima edizione italiana è stata pubblicata da Ugo Guanda Editore, Parma, 1992.) Angela Migliore, gennaio 2009

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