Incontro gruppo di lettura 11 marzo 2026
Solo in casa Isabel si sente protetta. Lì, da bimba, ha potuto giocare felice, al riparo dai bombardamenti. Ancora oggi, vent'anni dopo, quei muri la difendono. Saldi e immobili, come lei. Per questo tutto deve essere in ordine: le posate allineate, le stoviglie lucidate, il giardino senza erbacce.
Un mattino, però, Isabel trova la scheggia di un piatto di porcellana. La prima incrinatura in un mondo perfetto, a cui ne segue presto una seconda, ben più grave.
Quel giorno, si presenta sulla soglia di casa Eva, la nuova fidanzata del fratello, che Isabel è costretta a ospitare per qualche tempo. Eva è l'estranea.
Ha i capelli ossigenati tagliati troppo alla moda, un rossetto rosso troppo audace. Soprattutto, è troppo piena di vita e di entusiasmo, che riversa nelle stanze in cui echeggiano passi di danza e risate. Nulla è più immobile come prima.
Eva ruba il silenzio – o, forse, lo sta dissipando. Mentre fuori la primavera tarda a mostrarsi, Isabel sente sciogliersi un nodo nel petto. Non solo. Sente anche una pulsione, una gravità ineluttabile, che la spinge, suo malgrado, verso Eva.
Eppure, qualcosa le dice di rimanere vigile. Perché Eva fa molte domande. Forse la sua non è solo curiosità. Forse c'è un segreto in quelle mura, un segreto che non appartiene a Isabel. Appartiene alla casa stessa, a pareti che non sono permeate di silenzio bensì di grida disperate e mai sopite.
Ho letto con molto interesse il romanzo “Estranea” che ha riscosso, da quanto ho visto, molto successo da parte della critica.
Di sicuro quest’opera è strutturata in modo da catturare l’attenzione e il forte coinvolgimento del lettore, soprattutto per l’atmosfera di suspense che culmina nel colpo di scena finale.
Degna di nota è anche la ricostruzione storica che fa da sfondo alle vicende.
La seconda guerra mondiale è ormai da tempo finita, ma vivi restano i traumi e le ferite nel corpo e nell’anima dei sopravvissuti. È così anche per le due giovani protagoniste del romanzo: Isabel e Eva, fragili creature infelici, accumunate da una condizione esistenziale di sofferenza e solitudine. La scrittrice le caratterizza molto bene sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico, mettendone in rilievo le rilevanti differenze.
Questi due personaggi possono essere considerarti dinamici perché, nel corso del tempo, subiscono trasformazioni interiori e cambiano la loro visione della realtà.
Eva è “l’estranea” che porterà un totale sconvolgimento nella vita di Isabel che si innamorerà di lei e, grazie a quest’amore corrisposto, conoscerà se stessa e acquisterà consapevolezza del suo essere.
Alla fine del romanzo, l’amore profondo che unirà le due giovani donne darà senso e gioia alla loro vita.
Penso che il vero protagonista della storia sia l’amore, un amore totalizzante, che, però, non imprigiona, ma offre protezione, sicurezza e permette di crescere, di realizzarsi.
Per quanto riguarda lo stile dell’opera, sono stata piacevolmente sorpresa dal fatto che la scrittrice utilizza spesso un linguaggio evocativo, simbolico, ricco di suggestioni poetiche: esempio” … il crepuscolo stava ormai trasformando il cielo da azzurro uovo di pettirosso a infuocato. Si alzò il vento, gli alberi lungo il sentiero ciarlavano scuotendo le foglie. Erano così pieni in quella tarda primavera. Così orgogliosi.”
In effetti la poesia è strumento di comunicazione che l’autrice usa per “colorare” le diverse scene e per delineare i profili degli ambienti e dei personaggi facendone risaltare anche gli elementi di contrasto.
Questo libro è stato ieri sera oggetto di discussione presso il nostro Le parole – Gruppo Di Lettura. Stimolata dal confronto, ho voluto stamattina approfondire qualche notizia intorno alla giovane autrice (1987), poiché ciò che esce dalla penna non può prescindere da ciò che si ha nel cuore o nell'anima, anche se oggi scrivere è sempre meno un'arte e sempre più un mestiere, una professione dove occorre produrre molto ed incontrare il favore del grande pubblico perché l'investimento fatto dall'editore risulti remunerativo.
Questa iperproduzione di parole è un dato di cui ci siamo resi conto sempre più in questi ultimi anni, assieme all'obbligo per gli autori di promuovere le vendite del proprio libro, sul quale hanno basse percentuali, attraverso incontri con il pubblico, interviste, spot, video, critica favorevole sugli organi di stampa. Questo fatto implica una certa saturazione del mercato, con una proliferazione di carta scritta non sempre di qualità, non solo sul piano dei contenuti o dello stile letterario, ma anche su quello della stampa vera e propria, dove spesso abbondano gli errori. Perché questa premessa? Perché anche ieri sera, al di là del giudizio complessivo positivo sul libro, ci siamo ritrovate a sottolinearne l'eccessiva lunghezza. Siamo noi cattive lettrici o molti nuovi autori disdegnano il pregio della sintesi, soprattutto quando le molte parole finiscono per essere un mero virtuosismo e non già una necessità per lo svolgimento di una trama?
L'opera in oggetto ha ricevuto grandi apprezzamenti, per argomento e stile, sia da parte della critica che del pubblico. Sul fatto che l'autrice abbia grande dimestichezza con le parole non c'è alcun dubbio, visto che lo stesso cibo viene ruminato e restituito al lettore in vari modi, macinando pagine su pagine, e senza annoiare più di tanto. Lo scontro fra due personalità molto diverse ed una serie di inspiegabili scomparse di oggetti genera infatti una notevole suspence e senso dell'attesa.
Non è un caso se i thriller, soprattutto se psicologici, oggi hanno un grande successo. Il primo requisito infatti di una scrittura fortunata è il riuscire a tenera desta l'attenzione attraverso un mistero che alla fine verrà svelato. Cosa questa che alla nostra insegnante di scrittura creativa riesce bene. Interessante ma non casuale, come si vedrà, è la collocazione della vicenda in un momento storico di cui molti autori trattano, vale a dire il nazifascismo o la fase successiva al suo crollo. Questa non viene descritta in dettaglio ma viene lasciata come un’ombra sullo sfondo, pur determinando tutto il succo della storia.
La perdita di persone care, la deportazione, la miseria e la solitudine che ne derivano sono causa e sostanza di comportamenti maniacali ed ossessivi, di morboso attaccamento a quanto conquistato anche attraverso il furto, nel personaggio di Isabel, e di malefica gestione della rabbia nel disordine emotivo di chi quel furto lo ha subito, ed a cui nulla è rimasto, se non la subdola capacità di mentire assieme al desiderio di rivalsa e di vendetta di giorno, che si muta in paura ed incubi di notte.
Tutto questo finché i reciproci sospetti ed attriti, le emozioni discontinue, forti e passionali, non si mostrano per ciò che veramente sono: un preludio all'amore, alla compensazione affettiva del dolore e della perdita di affetti e tenerezze attraverso il corpo, una materialità della carne che finalmente trova pace e cura attraverso il piacere. Il sesso, esplorato molto approfonditamente, diventa farmaco che guarisce, ma, come tutti i farmaci può innescare reazioni destabilizzanti. Le posizioni nella relazione tra le due donne sono in continua oscillazione tra altitudini vertiginose e abissi infernali. Tuttavia, con il tempo ed i chiarimenti, con l'acquisizione di certezze materiali circa il proprio futuro e l'accettazione di componenti di sé che la morale comune respinge e condanna, la possibilità di un equilibrio diventa flebile certezza ed anche i reciproci linguaggi assumono forme più distese, meno oscure, frammentate o sospese.
Ed anche il lettore finalmente capisce che il male subito, soprattutto da bambini, graffia l'anima fino a farla sanguinare, tutto scompiglia nel cuore e nella mente, le parole soggiogate dalla paura non hanno senso, la comunicazione si perde in grovigli indecifrabili…fino a sembrare poesia l'ordine illogico dei termini, le sinestesie, le deformazioni della realtà, le interpretazioni erronee create dal sospetto, dal rifiuto, dal peso di un passato denso di morte e d'abbandono, tutti elementi della narrazione a cui la critica attribuisce un valore poetico. Ma a me questo non bastava ed ho voluto capire chi fosse questa giovane autrice e come sia riuscita ad addentrarsi nel complesso universo di questi cuori feriti.
Nata in Israele da madre ebrea e padre tedesco, trasferitasi successivamente in Olanda, non poteva non assorbire attraverso il vissuto della sua famiglia e le sue origini quel senso di rivalsa per qualcosa di rubato che il popolo ebraico vive da sempre, assieme al dolore delle ferite ancora brucianti delle persecuzioni, dei gasamenti, della individuazione di una terra dalla quale nessuno possa estromettere. Quando i proprietari delle case muoiono, quando tutto è stravolto dal caos della guerra, gli atti di proprietà distrutti, i minori perduti in qualche orfanatrofio o per le strade, sotto i ponti, ecco che c'è sempre qualcuno che approfitta dei disastri altrui. Ed è chi vince che fa la legge e sancisce diritti da un lato ed estromissioni dall'altro.
Quante Eve vivono oggi sotto quelle tende sfilacciate nel deserto pieno di macerie di Gaza? Chissà cosa pensa l'autrice del libro di quell'Israele che oggi fa ai Palestinesi quello i tedeschi di Hitler hanno fatto ieri ai suoi nonni o genitori? Come riusciranno gli assediati di oggi a tornare in case che non esistono più, in territori che gli sono stati rubati, quando ogni carta che ne affermi il diritto è andata distrutta dalle bombe, ogni denaro volatilizzato, ogni futuro nelle mani di chi li vorrebbe inesistenti?
Mi auguro che l'autrice del libro, così attenta ai diritti personali, sia tra quegli ebrei che sanno riconoscere i propri torti. La prima stesura del libro, avente come titolo SAFEKEEP. cioè conservare, mettere sotto chiave…, fu antecedente all'invasione della Palestina che continua ai nostri giorni. Il trasferimento della famiglia in un paese europeo non fondamentalista le rende possibile dichiarare la particolarità della sua condizione sessuale così fuori dai recinti di un genere codificato e così abbondantemente descritto proprio in questo libro con la forza di una rivendicazione. Yael, per sua stessa dichiarazione, fa parte del popolo INTERSEX e QUEER, cioè di quella umanità sofferente che per indefinitezza del proprio bagaglio ormonale non si colloca né di qua né di là del muro, e che certamente non era gradita ai nazisti. Yael la definisce diaspora sessuale. Eppure quanta libertà può esserci in questa fluidità di genere!
E 'alla luce di questo elemento della sua personalità che ora posso comprendere anche la dovizia di particolari e la forza espressiva con cui ha descritto l'incontro sessuale tra Isabel ed Eve. Lei sapeva bene ciò di cui parlava, e che noi lettrici è parso scivolare un po' troppo verso il romanzo erotico…Ora capisco la necessità psicologica di questa rivendicazione: essa è rivendicazione di un diritto non solo recuperato, quale quello della proprietà di una casa in cui si è vissuti e che si è perduto a seguito di una brutale discriminazione, ma anche di un diritto ancora tutto da acquisire pienamente in una società che, in nome di una ufficialità sancita dal potere, non riesce a comprendere ed accettare coloro che si trovano su binari non comuni, ma più conformi alla propria natura.
Per concludere: è soprattutto in considerazione di ciò che ritengo L'ESTRANEA un buon romanzo, essendo in sostanza una denuncia delle appropriazioni indebite dei più forti nei confronti dei più deboli e dei loro elementari diritti ad una casa in cui vivere e ad amare senza condizioni. Un romanzo civile, in fondo…, uno di quelli che servono come il pane in quest’epoca di sconvolgenti disumanizzazioni.