GdL incontra Gianluca Antoni 14 dicembre 2018 ore 21

Sala consiliare comune di Monte Porzio Viale Cante 10.

Info: 0721 956000 email: monteporziocultura @monteporziocultura.it

Sala consiliare comune di Monte Porzio Viale Cante 10.

Incontro Gruppo di Lettura 11 dicembre 2018

Io non ti lascio solo viaggia su tre linee temporali: il presente, un’avventura intrapresa da due amici venti anni prima e un caso risalente a trent’anni or sono. Tre diversi periodi uniti dallo stesso filo conduttore: la scoperta di una verità rimasta a lungo seppellita.
Un ragazzo, impegnato nella ristrutturazione di una casa, trova tra le fondamenta due diari: Rullo e Filo, sono i nomi incisi, uno per diario, e li porta al maresciallo del paese. Non lo sa il ragazzo che quel gesto apre un abisso nella vita del maresciallo, che risale a molti anni prima.

Venti anni prima. Rullo e Filo, amici inseparabili, partono alla ricerca di un’avventura per ritrovare Birillo, il cagnolino di Filo scappato durante un temporale qualche settimana prima. E tra accampamenti nei boschi, incontri e nuove amicizie, girovagano tra le mura del paesino alla ricerca di un piano per recuperare Birillo, e si perdono nei racconti e nelle storie che dopo tanti anni ancora aleggiano nell’aria circostante. Storie di investigazioni e ricerche in una casa in periferia, la stessa dove sono stati ritrovati i diari dei due ragazzini.

La storia di un’amicizia raccontata attraverso due diari

Due diari, uno rosso, l’altro nero, due ricerche a distanza di dieci anni l’una dall’altra, un unico maresciallo. Il lettore conosce le vicende presenti e passate all’interno del libro attraverso tre voci narranti: quelle di Rullo e Filo nei racconti dei loro diari, quella del maresciallo che si perde nei ricordi, a volte, nelle riflessioni dell’oggi, altre.

Il romanzo è la storia di un’amicizia, quella che dura una vita, anche quando, per un motivo o per un altro, non ci si vede più, perché «Mica si può vedere sempre tutto. Vedi alcune cose, ti soffermi a osservarle e sparisce tutto il resto. Una cosa va in figura e il resto diventa sfondo, e nello sfondo la figura si perde, finché non torna di nuovo in figura, ma in quel momento la figura di prima si perde nello sfondo, è un ciclo infinito. Non c’è figura senza sfondo, né sfondo senza figura».

È la storia di un uomo  rimasto intrappolato in un paesino sperduto per tutti quegli anni, per un caso che non è riuscito a risolvere, per una coscienza che non è riuscito ad ignorare. È la storia delle perdite, dei dolori, quelli che ti lacerano così tanto all’interno da non poterli affrontare, quelli che pur di superarli ci ci aggrappa ad un appiglio, seppure invisibile, ma che non fa sentire soli.

16 novembre 2018 – foto

Incontro con l’Autore – 16 novembre 2018

Articolo da Vivere Fano (13/11/2018)

Incontro 12 novembre 2018

Libro in lettura per l'incontro del 12 novembre 2018

Da nord a sud si costruisce la ferrovia che accorcerà le distanze tra i cittadini del nuovo Regno d'Italia. Ma gruppi di briganti, aiutati dalla popolazione locale che dà loro asilo, minacciano costantemente i lavori e i funzionari dello Stato. Il sergente del Regio Esercito Anselmo Toschi viene incaricato di combattere i banditi ovunque e con ogni mezzo. Insieme ai suoi soldati setaccia paesi e campagne, vivendo nel costante pericolo di agguati da parte degli stessi uomini a cui dà la caccia. Tra loro il leggendario Olmo Carbonari, autore di sanguinosi omicidi e fughe rocambolesche. La sua cattura diventa per Toschi l'ossessione che lo tormenta e lo rinfranca nelle lunghe notti all'addiaccio. Quando la squadra riceve a sorpresa il congedo, Toschi sente che la sua missione non può finire così. Ruba un cavallo e lascia la caserma di nascosto, per affrontare la sua guerra privata. Dovrà ripercorrere le orme e i nascondigli dei fuorilegge che ha catturato e fucilato, confondersi con loro, inerpicarsi per boschi e rupi, fino al paese nascosto di Elcito. Fino a confrontarsi con il senso stesso della sua vita.

21 ottobre 2018

Letture estate 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Colazione da Tiffany

Uno dei capolavori più amati della letteratura americana nella straordinaria traduzione di Vincenzo Mantovani.

"Truman Capote è lo scrittore più perfetto della mia generazione" – Norman Mailer 

Holly Golightly, la protagonista di questo estroso romanzo breve, è una cover-girl di New York, attrice cinematografica mancata, generosa di sé con tutti, consolatrice di carcerati, eterna bambina chiassosa e scanzonata. È un personaggio incantevole, dotato di una sorprendente grazia poetica. Intorno a lei ruotano tipi bizzarri come Sally Tomato, paterno gangster ospite del penitenziario di Sing Sing, O.J. Berman, il potente agente dei produttori di Hollywood, il "vecchio ragazzo" Rusty Trawler, Joe Bell, proprietario di bar e timido innamorato…

La rilegatrice di storie perdute

La copertina finemente lavorata avvolge le pagine ingiallite dal tempo. Sofia con gesti delicati ed esperti sfiora la pelle e la carta per restaurare il libro e riportarlo al suo antico splendore. La legatoria è la sua passione. Solo così riesce a non pensare alla sua vita che le sta scivolando di mano giorno dopo giorno. Quando arriva il momento di lavorare sulle controguardie, il respiro di Sofia si ferma: al loro interno nascondono una sorpresa. Nascondono una pagina scritta a mano: è la storia di una donna, Clarice, appassionata di arte e di libri. Un’abile rilegatrice vissuta in nel primo Ottocento, quando alle donne era proibito esercitare quella professione. Una donna che ha lottato per la sua indipendenza. Alla luce fioca di una candela ha affidato a quel libro un messaggio lanciato nel mare del tempo, e una sfida che può condurre a uno straordinario ritrovamento chi la raccoglierà. Sofia non può credere al tesoro che ha tra le mani. Quella donna sembra parlare al suo cuore, ai suoi desideri traditi. È decisa a scoprire chi sia, e quale sia il suo segreto. Ad aiutarla a far luce su questo mistero sarà Tomaso Leoni, un famoso cacciatore di libri antichi ed esperto di grafologia. Insieme seguono gli indizi che trovano pagina dopo pagina, riga dopo riga, città dopo città. Sono i libri a sceglierci, e quel libro ha scelto Sofia. Dopo più di duecento anni, solo lei può ridare voce a Clarice. E solo la storia di Clarice può ridare a Sofia la speranza che aveva perduto. Perché la strada per la libertà di una donna è piena di ostacoli, ma non bisogna mai smettere di mirare all'orizzonte. 

Le ho mai raccontato del vento del nord

Un'email all'indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l'impaccio iniziale, tra Emmi Rothner – 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito – e Leo Leike – psicolinguista reduce dall'ennesimo fallimento sentimentale – si instaura un'amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d'amore epistolare dell'era Internet, il romanzo descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

Storia di un postino solitario

Chi non ha mai sognato, almeno una volta, di vivere la vita di qualcun altro? Lirico e avvincente, emozionante e delicato, Storia di un postino solitario è davvero un piccolo gioiello, e un non più piccolo caso editoriale, dal momento che – pubblicato per la prima volta in Canada nel 2004 – il romanzo ha conquistato, un lettore alla volta, un sogno alla volta, il palcoscenico dell'editoria mondiale. Il « postino solitario » è Bilodo, 27 anni, un ragazzo schivo, con pochi amici, appassionato e dedito al suo lavoro, lavoro che gli permette di trovare nelle vite degli altri quello che manca nella sua. Bilodo infatti è un postino indiscreto, per quanto assolutamente innocuo: apre, di notte, le lettere che dovrà distribuire il mattino successivo, e si immedesima nelle esistenze dei corrispondenti. Immagina, fantastica, sogna; si appassiona, si commuove, si arrabbia. Tra tutte, le lettere che più è ansioso di «ricevere», sono quelle di Ségolène, una donna misteriosa che vive in Guadalupa, e che manda degli «haiku» – i caratteristici componimenti poetici giapponesi – a Gaston Grandpré, una delle persone servite da Bilodo, che di Ségolène, in qualche modo, si è innamorato. Quando, a causa di un incidente, Gaston morirà, proprio sotto gli occhi di Bilodo, il giovane postino non riuscirà a rassegnarsi alla perdita di quei componimenti che ormai sente in qualche modo come «suoi», e si sostituirà a Grandpré nella corrispondenza con Ségolène . E non soltanto in quella.

 

 

 

 

Incontro 19 giugno 2018

Basta poco per sentirsi soli – Grazia Cherchi

Uscito una prima volta presso un piccolo editore siciliano nel 1986, ristampato da edizioni E/O nel 1991 e nel 1995 per poi uscire dolorosamente di catalogo, "Basta poco per sentir si soli" è uno scrigno di gioielli rari, veri e propri pezzi di bravura in cui l'autrice mostra tutta la sua intelligenza e la sua umanità.

Scrittori sull'orlo di una crisi di nervi, poeti frustrati dall'assenza di lettori, sconosciuti che sanno solo pretendere senza mai ascoltare, semplici lettori disorientati a cui dare un consiglio: sono queste, e altre ancora, le presenze che dalla vita quotidiana dell'autrice discendono per divenire protagoniste di racconti deliziosi. Che aiutano ognuno di noi a prendersi un po' in giro, a perdonarsi un po' di più e infine a volersi bene.  

Incontro 15 maggio 2018

L'ESCLUSA DI LUIGI PIRANDELLO

Originariamente pensato e realizzato con il titolo di "Marta Ajala", il romanzo finì per essere pubblicato con quello definitivo de "L'esclusa". Sia nella prima che nella seconda versione, non muta la prospettiva né si sposta l'attenzione del lettore: il personaggio-chiave è chiaramente lei, Marta, l'emarginata, l'innocente-colpevole, l'involontaria protagonista. Su di lei si concentrano le aspettative, le delusioni, le gioie, i rancori, ma ancor di più le contraddizioni di una comunità chiusa e incapace di vedere al di là delle proprie mura "domestiche". La storia,interamente dominata dalla paura, quella paura che ha spesso origine dall'ignoranza, si avvita più volte su se stessa, non trovando soluzioni di sorta, né in un senso né nell'altro; come se la salvezza non potesse arrivare da nessuna parte, semplicemente perché nessuno è in grado di garantirla, neanche a se stesso. La naturale conclusione, quindi, non può che essere il ritorno alle "origini". Come a dire che per cambiare "direzione", imprimendo un carattere, un sigillo "personale" all'unica ed irripetibile possibilità a noi concessa, la propia vita, non si è mai abbastanza

 P.G.

Incontro 17 aprile 2018

LA MENNULARA

"…fimmina di panza!"
Una lett
ura avvolgente, una scrittura complessa, polifonica e seducente. La Mennulara, opera prima della scrittrice anglo-siciliana Simonetta Agnello Hornby è stata una delle scoperte più interessanti fra le letture di questo periodo.
Siamo nella Sicilia degli anni '60 e la Mennulara, vale a dire la raccoglitrice di mandorle (mennule), muore dopo un'aspra malattia lasciando dietro di sé astio e riconoscenza per una vita offesa spesa al servizio degli altri, con dignità, ma senza alcun fine religioso. Al contrario, la Mennulara ha, per così dire, un "conto aperto" con Dio. Egli si è comportato male maltrattando la sua esistenza e lei non lo ripaga con le sue preghiere. man mano che la lettura avanza, emerg
ono particolari inattesi sulla storia della criata di casa Alfallipe che da vittima si fa carnefice e quindi deus ex machina di molte esistenze.
"Ha ragione non è facile definirla, senza dubbio era dotata di notevole intelligenza nonché di una certa cult
ura: una donna complessa."
I tratti salienti di questo romanzo sono senza dubbio la sicilianita’ e la coralità.
La scrittrice attinge alle sue forti origini palermitane per descrivere un mondo complesso in un periodo storico di grandi cambiamenti. Così nel retaggio quasi feudale di rapporti immutati da tempi imme
morabili si inseriscono nuovi fremiti politici e non manca, con le sue mille sfaccettature, la presenza della mafia. Si parla di famiglie abbienti, di notabili di paese così come di famiglie umili di origine ma dignitosissime. Il tutto in un intrecciarsi continuo di parentele, amicizie o frequentazioni più o meno casuali. Ed e’ attraverso le conversazioni o i ricordi di questi personaggi che a poco a poco si delinea la figura della mennulara, serva-padrona di cui ognuno serba un suo ricordo. Alcuni la disprezzano per avere tradito le proprie origini e ne mettono in risalto il carattere duro e impetuoso. Altri, e tra questi il dottore e il parroco, negli anni hanno imparato ad apprezzarne la profonda onesta’, il coraggio di affrontare una vita difficilissima e solitaria, la volontà fortissima di andare oltre i propri limiti sorretta da una grande intelligenza.
Scopriamo un personaggio molto complesso, e man mano che ne definiamo i contorni ci rendiamo conto che anche a noi lettori sarà difficile dimenticarlo.
Altro sono i su
oi antagonisti. I tre fratelli Alfallipe si stagliano nitidi per la loro inettitudine. Tanto è forte la personalità della mennulara tanto scompaiono loro, sepolti non da grossi vizi ma da una stupidità diffusa. Altri personaggi rimangono felicemente nella memoria una volta terminata la lettura, come il vecchio capomafia o Pietro Fatta, vecchio amico a confidente di Orazio Alfallipe.
Un elemento affascinante del romanzo rimane quello dell’ironia. Un tratto lieve ma che permea con intelligenza tutto il libro senza interferire con i sentimenti forti che lo caratterizzano.
Ma il merito più grande dell’ autrice a mio avviso e’ quello di aver scritto il romanzo con una tecnica pittorica. È un grande affresco che inizialmente colpisce per la sua complessità e ti induce ad avvicinarti. E così’ a poco a poco si delineano i contorni e si ravvivano i colori in ogni particolare. E tutto trova un senso e una sua bellezza.

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Alberto Lupo legge Kipling “SE”

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Arnoldo Foa legge Leopardi

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Ragazzo solo ragazza sola