Incontro 20 marzo 2018

Vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 2017.
Scrittore giapponese naturalizzato britannico, è nato a Nagasaki nel 1954 e si è trasferito con la famiglia in Inghilterra nel 1960.

Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall'intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.

m’illumino di meno – 23 febbraio 2108

Commento di Valeria Gramolini

Incontro 20 febbraio 2018

Anni ’50, Soreni, Sardegna. Maria Listru, figlia di Anna Teresa Listru, è una fill’e anima. Quarta e ultima nata, viene adottata da Tzia Bonaria Urrai, nubile benestante e sarta di facciata. Sono i lustri in cui nell’entroterra sardo è diffusa la pratica del “fillus de anima” ovvero di quell’accordo ingenerato tra privati per cui si manifesta l’affidamento volontario e consensuale di un figlio da parte dei genitori a terze persone. La piccola si ritrova così in una nuova casa, con nuove regole perché quelle della madre adottiva sono legge di Dio e come tali vanno rispettate, e con uno spazio tutto per sé. L’anziana, resasi conto delle condizioni economiche e affettive in cui la giovane è vissuta, inizia un vero e proprio lavoro di ricostruzione, un lavoro atto a creare prima di tutto un rapporto di amore, di rispetto e di famiglia.
E quello che si instaura tra le due, è un legame fortissimo. Bonaria dona alla bambina istruzione, saggezza, intelligenza, severità, affetto e generosità, tanto che questa ha tutti gli strumenti per crescere sana e responsabile, ha tutti gli strumenti per crescere nella consapevolezza che alcune cose possono essere fatte, mentre altre, no. Questi concetti, purtroppo, non sempre e non necessariamente coincidono con l’idea filosofica del giusto e dello sbagliato. 
Ma l’opera non si esaurisce con quanto sino ad ora esposto. Attorno alla figura di Bonaria si cela il mistero, il segreto. E’ oggetto e destinataria di domande, domande alle quali non può essere data risposta, domande, ancora, che semplicemente non possono essere poste. Maria si impegna a mantenere il silenzio, a domare la curiosità. Non sa spiegarsi il perché di quelle improvvise uscite notturne, ma sa anche che l’anziana è stata categorica in merito. Quando scoprirà quel che davvero si cela dietro la sua figura, quel che queste sortite notturne hanno ad oggetto, resterà destabilizzata e si staccherà da quel ventre materno che l’ha tirata sù per ritornarvi soltanto dopo aver maturato, soltanto quando alcuna parola è più necessaria perché ogni silenzio vale più di ogni verbo espresso. 
Caratterizzato da un linguaggio curato, fluente, quasi magico, uno stile narrativo capace di far rivivere le tradizioni, le superstizioni e le credenze della cultura sarda, “Accabadora” è un romanzo che si auto conclude in appena una giornata ma che lascia il segno. L’intero suo scorrimento è caratterizzato da quell’alone del mito, della fiaba mixato alla trattazione di argomenti attuali ed infine, alla dimensione eterna. Quest’ultima è quella che parla dell’orgoglio, dei doveri di una figlia verso la madre e della madre verso la figlia, della vita, del significato che le attribuiamo, di quando questa perde quei connotati che siamo soliti riconoscere quali elementi giustificativi di dignità e di vivere.
 

Mian88)

Al femminile – seconda edizione 2018

Siamo in attesa di Vostri contributi

 

Incontri con l’Autore 2012 – 2017

Locandine degli "Incontri con l'Autore" organizzati dal Gruppo di Lettura "le parole" nel periodo 20122017.

Con questo video auguro Buon Anno a tutto il gruppo e a tutti gli amanti della lettura.



BUON 2018

Gruppo di Lettura – incontro 16 gennaio 2018

L'amore arriva come un'onda, cancella ogni bugia, ti travolge e ti illumina.

Una giovane donna attende con ansia fuori da una stanza d'ospedale. È stata lei ad accompagnare lì d'urgenza l'uomo che ora è ricoverato in gravi condizioni. È stata lei a soccorrerlo in spiaggia, mentre passava per caso, dice. Non dice – non può farlo – che invece erano insieme, che sono amanti. Lo stesso giorno, in un'altra ala dell'ospedale, una donna è in attesa di notizie sul marito, vittima di un incidente d'auto. Non era con lui al momento dell'impatto; non era rintracciabile mentre la famiglia, da ore, cercava di mettersi in contatto con lei. E adesso, quando la informano che in macchina con il marito c'era una sconosciuta, non sembra affatto stupita. La prima donna è Giulia. La seconda è ancora Giulia. E il destino, con la sua ironia, ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall'altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre – alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell'essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d'amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l'amore è una voce che non puoi zittire e una forza che non puoi arrestare. L'unica spinta che può riportarti a ciò che sei veramente.

Gruppo di lettura – incontro 12 dicembre 2017

Le nostre anime di notte

Kent Haruf

Le nostre anime di notte è il sigillo perfetto all’opera di uno dei grandi interpreti della letteratura americana contemporanea. 

«"Le nostre anime di notte" è un libro di assoluta semplicità, senza fronzoli, che comincia in medias res.» – Matteo Persivale, Corriere della Sera

«Per molti anni della sua vita di scrittore, Kent Haruf è partito per un luogo lontano. E sembra che prima di partire si abbassasse sopra agli occhi un berretto di lana, in modo da scrivere alla cieca. Batteva le dita sui tasti senza vederli, senza controllare le parole che andavano sfilando sul foglio, senza preoccuparsi della punteggiatura, di andare a capo.» – Tommaso Pincio, TTL, La Stampa

«La storia che ne nasce è una carezza che si legge in un pomeriggio e a cui val la pena di prepararsi.» – Valeria Parrella, Grazia

La storia dolce e coraggiosa di un uomo e una donna che, in età avanzata, si innamorano e riescono a condividere vita, sogni e speranze. Nella cornice familiare di Holt, Colorado, dove sono ambientati tutti i romanzi di Haruf, Addie Moore rende una visita inaspettata a un vicino di casa, Louis Waters. Suo marito è morto anni prima, come la moglie di Louis, e i due si conoscono a vicenda da decenni. La sua proposta è scandalosa ma diretta: vuoi passare le notti da me? I due vivono ormai soli, spesso senza parlare con nessuno. I figli sono lontani e gli amici molto distanti. Inizia così questa storia di amore, coraggio e orgoglio.

Locandina del film

Gruppo di Lettura – ottobre/novembre 2017

https://gdlleparole.wordpress.com/2017/10/11/19-novembre-2017/

https://gdlleparole.wordpress.com/2017/10/11/14-novembre-2017/


Nel link è presente un commento di Valeria Gramolini.


https://gdlleparole.wordpress.com/2017/10/11/17-ottobre-2017/


https://gdlleparole.wordpress.com/2017/10/11/10-ottobre-2017/  

Nel link è presente un commneto di Valeria Gramolini.

 

Estate 2017

PESSIMA MOSSA, MAESTRO PETROSI

PAOLO FIORELLI

È una calda mattina di giugno a Urbavia, amabile cittadina del Centro Italia che vanta una splendida basilica cinquecentesca e un'impareggiabile ricetta a base di cinghiale. L'attenzione è tutta per le battute finali del torneo di scacchi organizzato dalla locale Confraternita scacchistica. Il Grande Maestro Achille Petrosi ha già fatto la sua mossa e, rompendo il silenzio in sala con il cigolio della sua poltroncina, sta aspettando irrequieto quella dell'avversario, che a dire il vero non si è ancorapresentato. Quale imprevisto può aver trattenuto il Conte, uno dei favoriti alla vittoria? La risposta arriva poco dopo, quando l'uomo viene trovato senza vita nella sua villa, ucciso a coltellate. Turbato dalla morte del collega, Petrosi decide di indagare sull'accaduto con le poche armi che possiede: una spiccata propensione al pensiero logico, una grande curiosità e una conoscenza profonda del proprio piccolo mondo. D'altronde, ogni partita di scacchi non è forse un romanzo giallo in cui un Re viene assassinato, e bisogna capire come? Muovendosi tra la sua Urbavia e Cannes – dove a ronterà la partita della vita – tra strozzini e tra canti d'arte, Petrosi cerca, esplora, interroga (e s'interroga). Lo aiutano una mamma invadente, una studentessa russa che fa la badante ma sogna di diventare campionessa, un collega albanese che cerca fortuna in Italia. Ne emerge un quadro di invidie, gelosie e rivalità, in cui la verità sull'omicidio si rivelerà sorprendente e… paradossale.
 

La misura della felicità

Gabrielle Zevin

 
Dalla tragica morte della moglie, A.J. Fikry è diventato un uomo scontroso e irascibile, insofferente verso gli abitanti della piccola isola dove vive e stufo del suo lavoro di libraio. Disprezza i libri che vende (mentre quelli che non vende gli ricordano quanto il mondo stia cambiando in peggio) e ne ha fin sopra i capelli dei pochi clienti che gli sono rimasti, capaci solo di lamentarsi e di suggerirgli di "abbassare i prezzi". Una sera, però, tutto cambia: rientrando in libreria, A.J. trova una bambina che gironzola nel reparto dedicato all'infanzia; ha in mano un biglietto, scritto dalla madre: "Questa è Maya. Ha due anni. È molto intelligente ed è eccezionalmente loquace per la sua età. Voglio che diventi una lettrice e che cresca in mezzo ai libri. Io non posso più occuparmi di lei. Sono disperata." Seppur riluttante (e spiazzando tutti i suoi conoscenti), A.J. decide di adottarla, lasciando così che quella bambina gli sconvolga l'esistenza. Perché Maya è animata da un'insaziabile curiosità e da un'attrazione istintiva per i libri – per il loro odore, per le copertine vivaci, per quell'affascinante mosaico di parole che riempie le pagine – e, grazie a lei, A.J. non solo scoprirà la gioia di essere padre, ma riassaporerà anche il piacere di essere un libraio, trovando infine il coraggio di aprirsi a un nuovo, inatteso amore…
 
 

Vortici di gloria

Il romanzo degli Impressionisti

di Irving Stone

 
In un racconto appassionante e di avvincente realismo, Irving Stone ha ridato vita ai maggiori e minori esponenti dell’Impressionismo francese, ripercorrendo le vicende umane e artistiche di personalità d’eccezione. Al centro del libro è Camille Pissarro, il «visionario riflessivo», come fu definito, la cui vita è strettamente intrecciata a quella di Monet, Manet, Degas, Renoir, Cézanne, Sisley, Gauguin, Van Gogh, Baudelaire, Zola e quanti altri, pittori, scrittori, mercanti d’arte, popolarono la scena artistica francese nella seconda metà dell’Ottocento.Gli incontri al Café Guerbois e al Café de la Nouvelle Athène, le esposizioni ai Salons ufficiali, e ai Salons des refusés e, sullo sfondo, le vicende politiche della Francia a cavallo fra Secondo Impero e Terza Repubblica, fanno da cornice allo sviluppo di uno dei più esaltanti periodi creativi della storia dell’arte, narrato con fantasia e attenzione alla verità storica.

Alcuni passaggi dell’Incontro con Maura Maioli intervistata da Cinzia Piccoli

Vorrei cominciare la nostra intervista/presentazione dall'immagine di copertina del libro "Dalla mia casa non si vedeva il mare", abbiamo la persiana aperta su un paesaggio collinare distante coperto da una foschia molto significativa perché questo paesaggio appare quasi irreale della stessa consistenza dei sogni e/o che ci riporta al tema del libro.

Qual è il rapporto con la memoria

Il rapporto che abbiamo con la memoria è complesso.

Questo è un libro pieno di assenze e di fantasmi perché la storia di zia Dora, la storia che si svolge nel presente, questo pranzo, questo invito a pranzo è in realtà il sottile filo che lega insieme l'ondata di ricordi che unisce tutti i personaggi che popolano il romanzo.

Sono quattro nipoti, la zia, la badante, il pranzo è un modo per fare i conti, per ciascuno di questi personaggi, con vita attuale, il che vuol dire fare i conti con quello che si è lasciato alle spalle, con ciò che è risolto e con ciò che è irrisolto. Il rapporto con la memoria è un rapporto un po' complicato, da un lato perché la memoria permette di costruire la nostra esistenza, noi mettiamo insieme delle cose, le scegliamo nel costruirci la memoria e così fanno i personaggi, ciascuno seleziona le cose che vuole ricordare o che non vuole ricordare perché quello che uno mette insieme è il tessuto su cui costruisce la propria esistenza che giustifica ciò che è in quel momento.

Poi c'è il ricordo che arriva involontario e che riscatta un pezzo vero di passato anche quando questo passato si manifesta come doloroso.

Paul Auster scrive che "la memoria è l'unico luogo dove possiamo far accadere le cose una seconda volta" e quindi la memoria diventa la possibilità di ridare, per un attimo, vita a chi non c'è più, ripensare sul destino di qualcuno che si sarebbe voluto diverso e invece non è stato.

È una cosa con cui questi quattro nipoti fanno i conti in modo molto diverso. Quattro sono i nipoti e quattro sono le relazioni tra di loro e con il loro passato che va da chi sente il bisogno e il desiderio di ritrovare qualcosa cercando di ricucire, riscattare un rapporto con la madre; chi torna nella speranza di ritrovare, riscattare un pezzo del passato in particolare ritrovare la traccia della presenza del padre.

C'è chi considera il passato come morto quindi da non recuperare e c'è chi del proprio passato ha le ragioni del dolore presente e fare i conti con il passato vuol dire continuare a tenere aperta una ferita che non si è mai sanata.

Ciascuno dei personaggi ha un rapporto abbastanza complicato con la memoria e con questa casa in quanto casa della memoria di cui Dora è un po' la vestale, quella che cerca di tenere vivo il racconto e di tenere aperto un legame tra il prima e l'adesso.

La casa.

Possiamo definire la casa come un organismo vivente, le tracce del passato le porta impresse nei luoghi; è vero che la casa porta le tracce delle esistenze che l'hanno riempita ma è anche vero il contrario, nel momento in cui i corpi che l'hanno riempite non ci sono più, persone e oggetti, questi luoghi perdono di senso. Non siamo più in grado di riconoscerli come nostri.

È abbastanza normale che noi diamo importanza ad un luogo che ci ricorda un'esperienza significativa, incarna per noi una persona che è stata significativa, è vero che il luogo porta la traccia ma è anche vero che quando si torna nel luogo che aveva la traccia e quella cosa che lo riempiva non c'è più si avverte una sensazione di vuoto profondissima e talvolta anche di tradimento, di qualcosa che non ha restituito qualcosa che si cercava.

La casa di Dora è una casa collocata in un tempo di mezzo e in un luogo di mezzo. Di un tempo di mezzo perché ha raccolto la generazione che precede la generazione dei genitori che è emigrata dalla collina dopo la guerra, quindi contiene la generazione di mezzo rispetto alla generazione attuale dei nipoti. Un luogo di mezzo perché è in una città di mare ma non è il mare, la ferrovia lungo la costa taglia la zona in due parti, la marina con gli alberghi, la vita del lungomare popolato di turisti, e poi al di qua della ferrovia la periferia, una periferia in divenire, una periferia cantiere con i campi incolti e al tempo stesso edifici che spuntavano come funghi.

Questa casa è una casa di mezzo tant'è che sulla pagina iniziale si dice che sul davanti c'è un giardino che segna il riscatto di questa gente contadina e il desiderio di migliorarsi, alle spalle della casa c'è l'orto perché le radici si portano dietro. È un luogo che non è entrato ancora nella storia, la storia è il mare quello che diventerà l'economia dei grandi numeri e poi c'è il mito, quella terra contadina che rimane il luogo quasi leggendario.

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Alberto Lupo legge Kipling “SE”

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Arnoldo Foa legge Leopardi

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Ragazzo solo ragazza sola