Gruppo di lettura – 1 dicembre

Gruppo di lettura – 29 novembre

Marco Carrera è paragonato al colibrì per le sue dimensioni, dal momento che egli fino ai quattordici anni rimane piuttosto piccolo di statura, ma anche e soprattutto perché, nelle varie circostanze e malgrado lo svolgersi degli eventi, il suo rapportarsi alla vita assomiglia a quel battito d'ali col quale quel piccolo uccello riesce a mantenersi in equilibrio.

“Per tutta la sua infanzia Marco Carrera non si era accorto dei contrasti tra sua madre e suo padre… e solo per questo la sua infanzia era stata felice. Anzi, di più… li aveva perfino presi a modello, sì, e imitati, strutturandosi in un contorto miscuglio di caratteristiche mutuate dall'uno e dall'altra – le stesse che nel loro tentativo di unione si erano dimostrate inconciliabili”. Da protagonista, Marco è il punto di vista e il riferimento, la chiave di lettura degli eventi che di volta in volta interessano i membri della sua famiglia, che egli, responsabilizzandosi e colpevolizzandosi, prende in carico, anche pretendendo di condizionare le storie e la storia. Così, nella sua mente, non solo quella dei genitori, anche la vita della sorella e poi della moglie, della figlia… senza dimenticare quella di Luisa, il suo amore mancato e imperituro, sembra debbano dipendere dalle sue scelte personali, di lui che vorrebbe ergersi come un gigante a fermare la grande frana della vita, salvo poi doversi inevitabilmente lasciar travolgere scoprendo forze contrarie fino a quel momento imprevedibili.

Le sequenze della storia sono narrate in disordine, accostate per continuità logica più che temporale e il lettore è chiamato a ricostruirne, insieme alla successione cronologica, le connessioni e le dinamiche tra casualità e causalità, interpretando motivazioni e cogliendo relazioni.

Nel farlo si ha modo, ovviamente, di considerare gli eventi e le scelte della propria vita e di passare dal personale al generale. Ed è questo che fa di una qualunque storia di una famiglia borghese del secondo Novecento nel passaggio al terzo millennio il capolavoro: la capacità di trattare la vita in generale e di quel filo invisibile che ad essa ci tiene legati, il filo immaginario che condiziona la figlia Adele, il filo conduttore di ogni nostra vita, metafora della motivazione e delle ossessioni che conducono la nostra esistenza.

La lettura del romanzo coinvolge e avvince con discrezione e leggerezza.

La riproduzione cinematografica, pur rimanendo fedele alla minuzia delle citazioni, vive di vita propria in un'autosufficienza che non fa rimpiangere quanto è stato eliminato dal dovere della sintesi.

Diana D'Aulerio

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