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Incontro GdL 16 dicembre 2026

Per comprendere le intenzioni poste alla base di questa nuova opera, è bene partire dalle note finali dell’autore, in cui racconta che l’ispirazione per la trama è arrivata grazie a un sogno alquanto bizzarro in cui Gonċarov (autore russo a lui particolarmente caro) gli lancia una sfida e cioè quella di tratteggiare un moderno Oblomov. “Chi sarebbe Ilja Ilic Oblomov oggi? In cosa si sostanzierebbe l’oblomovismo, vale a dire quell’atteggiamento di apatica e fatalistica indolenza che pervade un giovane inquieto che aneli al vero giorno?”.

“Il vero giorno” ha un valore simbolico e rappresenta l’inizio di un percorso che fa da spartiacque tra l’inerzia e la reazione. È una scintilla, una sorta di scossa elettrica che risveglia l’essere umano dal torpore in cui è immerso e lo guida verso un cambiamento vero. Non ci si oppone più alla vita e alle possibilità che offre, ma la si accoglie, la si lascia fluire, rimanendo ben saldi al timone della propria esistenza.

 

Alessio Gigli, il protagonista del romanzo, vede la sua vita cambiare in un attimo quando, all’età di 26 anni, perde i suoi genitori in un incidente stradale. Si ritrova unico erede di un patrimonio immobiliare di tutto rispetto, di cui, però, sembra non interessargli assolutamente nulla. Fagocitato dalla depressione, si rintana nell’appartamento di famiglia in San Saba, da cui non esce praticamente mai.

Nonostante siano passati ormai sei anni da quell’evento drammatico, Alessio Gigli non riesce a riemergere dal suo stato di apatia e sconforto. Gli amici più cari, in particolare Andrea, e lo zio Zago, con cui di fatto convive, tentano di spronarlo in tutti modi, ma con scarsissimi risultati, al punto che gli verrà affibbiato il soprannome di “Obbromo” (traslitterazione di Oblomov in romano).

L’Ale Gigli di un tempo, allegro e spensierato, si è irrimediabilmente spento. Non riesce più a capire quale sia il suo posto nel mondo. È diventato un’ombra. Non trova più un senso al suo presente, non manifesta più alcun tipo di interesse e, soprattutto, sente un rifiuto verso quello che era stato il suo modo di vivere, fatto di uscite serali, bevute, ragazze e “movida” (un termine che trova odioso). Tutto lo annoia. È dominato dall’insofferenza, soprattutto verso la gente vuota, quella presa unicamente da sé stessa e dalla smania di apparire e mostrarsi allegra a tutti i costi. Involucri senz’anima.

La verità è che Ale Gigli non sa più chi è, non sa più chi vuole essere, eppure, “Obbromo”, seppur con fatica, non molla, ci prova con tutto sé stesso a rialzarsi e a cercare di capire cosa desidera. Così, il momento della “riscossa” arriva. Perché forse non è mai troppo tardi per chiedersi cosa faremo da grandi e concedere ai nostri sogni almeno una possibilità di diventare veri.

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